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Ecco cosa funziona o non funziona della legge sull’home restaurant. Intervista a Cristiano Rigon di Gnammo

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E’ stata approvata ieri alla Camera dei Deputati la legge Disciplina dell’attività di ristorazione in abitazione privata (home restaurant), che regola l’attività di ristorazione privata, svolta cioè nelle abitazioni utilizzate dagli stessi “ristoratori”.

Tra i punti principali previsti della nuova normativa vi sono:

  • -Prenotazioni e pagamenti devono essere eseguiti esclusivamente attraverso piattaforme digitali;
  • -Massimo di 500 coperti per anno solare;
  • -Proventi annuali non superiori a 5000 euro;
  • -Verifica della copertura assicurativa del cuoco verso terzi da parte della piattaforma (che può anche fornire la piattaforma stessa), e che lo abbia anche l’immobile.
  • -Requisiti sugli immobili già previste per uso abitativo (in pratica non si deve far nulla)
  • -Chi affitta a breve termine non può fare home restaurant
  • -Obbligo per le piattaforme di comunicare digitalmente al Comune del cuoco l’avvio della propria attività secondo modalità che stabilirà il MISE

Abbiamo chiesto a Cristiano Rigon, fondatore di Gnammo,  un parare sulla  legge che, se passerà al Senato, cambierà le regole soprattutto per i cuochi che desiderano aprire la propria abitazione ad eventi culinari.

Cristiano, cosa ne pensi della legge sull’home restaurant appena votata alla Camera?

Il testo approvato ieri sera è profondamente mutato rispetto alle 4 proposte da cui partiva, che erano fortemente volute dalle associazioni di categoria della ristorazione domestica, che non hanno compreso la profonda differenza tra l’esperienza di servizi come il nostro ed un ristorante.
Di positivo c’è che una legge, la prima in Europa, che determina l’esistenza stessa dell’home restaurant, se ben fatta, può determinare la scelta di partire da parte di tutti quei cuochi che oggi sono timorosi, ma le forti limitazioni imposte potrebbero rallentare i top cook, i cuochi che, attraverso la nostra piattaforma, si sono appassionati e si divertono.

Quali sono i punti che funzionano e quelli invece che ritieni più critici?

Bene il fatto che l’home restaurant venga riconosciuto come ‘attività autonoma occasionale’, permettendo così di scaricare i costi inerenti, conservando gli scontrini. Positiva anche  la questione del pagamento esclusivamente online, che permette a di tracciale tutte le transazioni e garantire più sicurezza agli utenti. Bene anche la specifica dei requisiti di abitabilità degli immobili adibiti all’attività, anche perchè sono gli stessi che già oggi hanno tutte le case in cui viviamo e siamo soddisfatti anche che la dichiarazione di “avvio dell’attività” sia stata semplificata attraverso una comunicazione digitale al proprio comune, anche se bisogna vedere poi come il MISE trasformerà effettivamente questa comunicazione. La questione di assicurare cuoco e abitazione è un vincolo forte per lo sviluppo delle piattaforme, ma ragionevole per la tutela del consumatore. Quello che invece funziona poco di questa legge, secondo noi, sono le limitazioni previste dalla nuova disciplina ovvero proventi annuali non superiori a 5000 euro e il divieto di svolgere l’attività di home restaurant in abitazioni destinate anche ad affitti a breve termine. Questo limite di profitto significa non aver compreso il potenziale della sharing economy.  Più adeguata sarebbe stata la proposta di porre limiti sul numero di coperti, metro usato anche per i ristoranti, ma non di fatturato. E altra grave  limitazione della norma è il divieto di svolgere l’attività di home restaurant in abitazioni destinate anche ad affitti a breve termine.  Sembra proprio di volere limitare la crescita della sharing economy, mettendo gli italiani davanti alla scelta se mettere in gioco le proprie abilità culinarie o utilizzare una stanza in più disponibile in casa”.

Qual è l’iter della legge ora e ci sono termini per modificarla?

La legge deve ora essere approvata in Senato, un ODG impegna il governo a rivalutare gli aspetti più limitanti, ovvero l’impossibilità di fare home restaurant se si affitta anche solo una stanza a breve termine, stile airbnb, ed il tetto ai proventi a 5.000€. Speriamo ci sia la possibilità di far sentire ancora la nostra voce, perché questo fenomeno non sia arrestato da lobby ed interessi di una sola parte della cittadinanza, anche in osservanza delle indicazioni della UE, che suggeriscono di non porre limiti alla creshita della sharing economy, ma anzi promuoverla, e considerato anche che è in discussione la pdl 3564 proprio relativa a questo nuovo mercato, a livello quadro.

Come e cosa auspicheresti invece da una legge sull’home restaurant in Italia?

Concordo che debba essere normato il fenomeno, ma l’intento deve essere quello di rasserenare gli indecisi sul fatto che si possa fare. Contrariamente al pensiero dei paesi anglosassoni, in Italia abbiamo la pessima abitudine di pensare che se qualcosa non ha una normativa specifica, allora è illegale. Io credo il contrario, ma siccome l’idea è questa, allora normiamo, ma normiamo proprio per mettere un semaforo verde e non rosso a questa attività, che può portare sviluppo, non solo diretto ma anche indotto, al turismo ed a molti altri settori a contatto, oltre che dare la possibilità a molti, oggi in difficoltà, di generare un microreddito quanto mai importante oggi.