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Sharing Economy: #definizioni per l’uso

Il seguente post è curato da Elena Taverna

Un boom di convegni, dibattiti, seminari, pubblicazioni: di Sharing Economy si parla e si scrive sempre più spesso, anche in Italia. Eppure, nonostante la sua indiscussa diffusione, una definizione finalmente condivisa non si trova ancora. Complice forse la stessa natura in divenire del fenomeno, inevitabilmente plasmato dalle sperimentazioni pratiche più che dalle elaborazioni teoriche.

Anche questo post sarà allora “in divenire”, raccogliendo le definizioni date finora nel mondo e arricchendosi man mano di contributi futuri. Quelle che proponiamo sono le definizioni proposte dai principali esperti in materia, con lo scopo di ampliare il dibattito e, chissà, iniziare a mettere un po’ di ordine nell’eterogeneo universo dell’economia collaborativa.

Michel Bauwens

bauwens 

Il fondatore della P2P Foundation utilizza utilizza l’espressione Sharing Economy come sinonimo di Consumo Collaborativo. In particolare, secondo Bauwens: “ci stiamo muovendo da un’economia di scala, adatta ad un periodo storico in cui abbondavano l’energia e le materie prime, ad un’economia di scopo, basata sul principio della condivisione delle conoscenze. […] Questa economia si fonda sulla diffusione delle pratiche open source nei domini della cultura, dell’informatica (il software libero), del design (le automobili basate su progetti open source, oggetti basati su schede madri Arduino). Le pratiche di consumo collaborativo (collaborative consumption) – più comunemente note come Sharing Economy – consistono nella condivisione di infrastrutture, beni e strumenti (per esempio piattaforme online per la condivisione peer-to-peer di spazi di lavoro, attrezzi, automobili, e così via)”.

Questo processo comporta evidenti conflitti sul controllo e la proprietà delle infrastrutture, i cui possibili esiti daranno luogo a differenti scenari nella creazione e distribuzione di valore.  Lo schema proposto da Bauwens intende semplificare questi possibili risultati utilizzando due assi, o polarità, che danno luogo a quattro possibili scenari:

– “Il primo asse, dall’alto verso il basso, distingue un controllo tecnologico centralizzato (ed un orientamento verso il livello globale) da un controllo distribuito (ed un orientamento verso la localizzazione)”;

– “L’asse orizzontale distingue un orientamento verso il profitto (in cui ogni risorsa è incorporata nel processo di valorizzazione economica a beneficio degli shareholder), da un orientamento verso il beneficio collettivo (in cui eventuali profitti sono strumentali a raggiungere obiettivi di natura sociale)”, opponendo il processo di accumulazione del capitale a quello di accumulazione e circolazione dei commons.

Quali sono, dunque, i possibili scenari verso cui potranno tendere le diverse polarità e le loro combinazioni?

“Il governo centralizzato della rete (netarchical) e quello distribuito differiscono nel controllo delle infrastrutture ma entrambi sono orientati verso l’accumulazione del capitale e, dunque, sono parte del modo di creazione e distribuzione di valore del capitalismo cognitivo”, mentre “le comunità resilienti e i Commons globali individuano l’ipotetico, si potrebbe dire auspicabile, modello della produzione peer avanzata sotto il governo e il controllo dei cittadini (quadranti a destra)”.

Fonte:  http://p2pfoundation.net/PART_ONE:_THEORETICAL_FRAMEWORK

Commissione Europea

In un recente rapporto, l’Osservatorio sulla Business Innovation della Commissione Europea ha proposto una sua definizione della Sharing Economy, limitatamente a “quelle imprese che sviluppano dei modelli di business basati sull’accessibilità per i mercati peer-to-peer e le loro comunità di utenti”. Sono considerate tali quelle imprese “la cui proposta di valore consista nella creazione di un match tra un peer che possiede una determinata risorsa (beni o competenze) ed un peer che ha bisogno di quella risorsa, nei tempi richiesti e a fronte di costi di transazione ragionevoli”.

Il rapporto prosegue evidenziando il grande potenziale della Sharing Economy in termini di crescita economica del “settore” e di creazione di nuovi e più sostenibili mercati.

Fonte: http://ec.europa.eu/enterprise/policies/innovation/policy/business-innovation-observatory/files/case-studies/12-she-accessibility-based-business-models-for-peer-to-peer-markets_en.pdf

Marta Mainieri e Lorenzo Brambille (Collaboriamo)

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“L’economia collaborativa è un mondo molto ampio di cui fanno parte le piattaforme digitali che mettono direttamente in contatto le persone ma anche il cohousing, il coworking, l’open source, le social street, fenomeni che al loro interno mostrano sfaccettature molto diverse pur promuovendo, tutte, forme di collaborazione fra pari”. La seguente definizione fa riferimento solamente a una fenomenologia della sharing economy, quella relativa alle piattaforme digitali che mettono direttamente in contatto le persone per scambiare, condividere, vendere usato. Secondo questa definizione l’economia della collaborazione è “un nuova forma di economia che promuove lo valorizzazione delle risorse grazie a tutte quelle piattaforme digitali che abilitano le persone a scambiare e condividere beni, tempo, denaro, spazio e competenze; promuovendo nuovi stili di vita che prediligono il risparmio o la ridistribuzione del denaro e la socializzazione”. Si generano così quattro aspetti della collaborazione: A- si accede a una risorsa in maniera temporanea e la piattaforma non prevede transazioni in denaro (come Timerepublik); B – si accede a una risorsa in maniera temporanea e la transazione è mediata dal denaro (come nel caso di servizi come Airbnb, ma anche di cessione temporaneo di competenza come nel caso di Tabbid o anche Gnammo); C – si baratta una risorsa in cambio di un’altra senza intermediazione di denaro (servizi tipici di baratto come Baratto Facile, Zerorelativo), anche se lo scambio viene mediato da monete alternative (tempo, crediti) come nel caso di Reoose, Timerepublik, Sardex; D – se si cede in maniera permanente un oggetto usato (Sharoola, Subito.it, ma anche eBay prima maniera).

Fonte:http://www.collaboriamo.org/le-5-caratteristiche-delleconomia-collaborativa-e-cosa-distingue-airbnb-da-car2go/

Benita Matofska

“La Sharing Economy è un ecosistema socio-economico costruito intorno alla condivisione di risorse umane e materiali. Ad essere condivisa può essere la creazione, la produzione, la distribuzione, lo scambio o il consumo di beni e servizi da parte di differenti persone e organizzazioni. Comprende i seguenti aspetti:  baratto, scambio, acquisto collettivo, consumo collaborativo, proprietà condivisa, valore condiviso, cooperative, creazione collaborativa, riciclo, riuso creativo, re-distribuzione, scambio di beni usati, affitto, prestito, credito, abbonamenti, peer-to-peer, economia collaborativa, economia circolare, valore d’uso, processi wiki, credito peer-to-peer, microcredito, micro-imprenditoria, social media, the Mesh, impresa sociale, futurologia, crowdfunding, crowdsourcing, dalla culla alla culla, open source, open data, contenuto generato dagli utenti (UGC in inglese)”.

Fonte: http://www.thepeoplewhoshare.com/blog/what-is-the-sharing-economy/

Anne-Sophie Novel

Pioniera nella ricerca sulla Sharing Economy, la giornalista francese Anne-Sophie Novel definisce l’economia collaborativa come la “tendenza alla condivisione in rete delle risorse possedute”, individuandone 5 “principi di funzionamento” :

la fiducia

la semplicità

la molteplicità

la localizzazione

lo spirito comunitario.

Fonte: Anne-Sophie Novel, La vie share, mode d’emploi : Consommation, partage et modes de vie collaboratifs, Coll. Manifestô, Alternatives, 2013

Jeremiah Owyang

Jeremiah Owyang è il fondatore di Crowd Companies ed un noto esperto di strategia e web marketing. Sul suo blog definisce così la Sharing Economy:

Economia Collaborativa: un modello economico in cui la proprietà e l’accesso sono condivisi tra le imprese, le startup, le persone. Un trend che si riflette nella maggiore efficienza dei mercati, supportando lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, e la crescita del volume d’affari. Alcune volte chiamato “Sharing Economy” o “consumo collaborativo”, il movimento verso la condivisione peer-to-peer si è già affermato”.

Fonte: http://www.web-strategist.com/blog/

Rachel Botsman

Collaborative Economy, Collaborative Consumption, Peer Economy, Sharing Economy: tutte queste espressioni sono frequentemente utilizzate come sinonimi. Secondo Rachel Botsman, coautrice con Roo Rogers del bestseller What’s Mine is Yours. The Rise of Collaborative Consumption, hanno invece dei significati specifici:

– L’economia collaborativa è il grande insieme che racchiude il tutto: “un’economia basata sulle reti, distribuite e a loro volta formate da comunità ed individui interconnessi, in opposizione ad istituzioni centralizzate, che trasforma le modalità con cui noi produciamo, consumiamo, finanziamo ed impariamo”. La produzione, il  consumo, le modalità di finanziamento e l’istruzione sono i quattro ambiti che l’economia collaborativa ospita nel suo universo.

– Il consumo collaborativo è uno dei 4 componenti chiave dell’economia collaborativa. Può essere definito come “un modello economico basato sulla condivisione, lo scambio, il commercio, o l’affitto di beni e servizi che privilegia l’accesso rispetto alla proprietà” e che “sta ridefinendo non solo cosa consumiamo ma anche come”. Comprende tre diversi fenomeni: la creazione di nuovi mercati per beni inutilizzati; stili di vita collaborativi; sistemi di “servizio del prodotto” (pagare per avere accesso temporaneo al bene piuttosto che acquistarne la proprietà).

– Anche la Sharing Economy è un sottoinsieme specifico dell’economia collaborativa, in cui risorse sottoutilizzate – dagli spazi fisici alle competenze professionali – vengono condivise da alcuni utenti per un beneficio monetario o simbolico, permettendone un utilizzo più efficiente.

– Allo stesso modo, la Peer Economy rientra nell’insieme dell’economia collaborativa essendo individuata da “mercati person-to-person basati sulla fiducia reciproca (fra pari), che facilitano la condivisione e lo scambio diretto di beni o servizi”. Se da un lato si sovrappone perfettamente alla sezione “P2P” della Sharing Economy, dall’altro include anche una fetta del settore relativo alla Collaborative Production, riferendosi ai mercati virtuali dedicati al “fai da te” come Etsy.

Fonte: http://www.fastcoexist.com/3022028/the-sharing-economy-lacks-a-shared-definition#4