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Un’economia circolare per il cibo: 5 casi studio

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Come applicare l’economia circolare al settore alimentare?
Nick Jeffries nel suo articolo ”l’economia circolare per il cibo: 5 casi studio” pubblicato su Medium mostra esempi di aziende che forniscono cibo sano senza influire negativamente sul pianeta e sulla società. Attualmente, il modello di produzione industriale del settore alimentare non utilizza le risorse in modo efficiente e, con l’aumento di popolazione previsto per i prossimi anni, sarà sempre peggio. Le dimensioni di questo settore sono già notevoli, basti pensare che il 50% della terra abitabile del pianeta e il 70% della domanda di acqua dolce vengono assorbiti dall’agricoltura. La produzione alimentare può essere suddivisa in due tipologie, la prima è la catena industriale che produce il 30% di cibo utilizzando il 70% di risorse, e la seconda, più sostenibile, è il sistema dei piccoli agricoltori che, al contrario, producono il 70% di cibo utilizzando il 30% di risorse. Le innovazioni tecnologiche del sistema industrializzato hanno trasformato l’approvvigionamento e si è passati da un mercato locale ad uno globale, determinando un aumento di rendimenti e una diminuzione apparente dei costi. In realtà, produrre alimenti in questo modo ha degli ingenti costi nascosti che impattano sull’ambiente e sulla società. Per far fronte a questi problemi la Ellen MacArthur Foundation ha delineato dei principi che potrebbero sostenere il sistema alimentare nell’essere più circolare e, nonostante esistano alcuni fattori di influenza specifici per le diverse aree geografiche, sono state identificate quattro leve per lo sviluppo di un’economia circolare nel cibo. Queste prevedono:

  • la rigenerazione dei materiali;
  • il conferimento di valore ai sottoprodotti;
  • la creazione di catene di approvvigionamento più brevi;
  • lo sfruttamento del digitale come fattore abilitante.

 

Jeffries, nel suo articolo, spiega, inoltre, come qualcuno abbia già iniziato a chiudere i circuiti della propria agricoltura.

  • Ostara Nutrient Recovery Technology, per esempio, ha creato Crystal Green, un prodotto da utilizzare al posto del fertilizzante, creato dal recupero di fosforo e azoto, sostanze importanti per la salute della pianta, e che si attiva solo a contatto con determinati acidi rilasciati dalle radici.
  • Agriprotein, è un’azienda sudafricana che sfrutta l’insetto Black Soldier Fly durante la sua fase larvale (in cui aumenta il suo peso di circa 200 volte nutrendosi di rifiuti organici), per trasformarlo in mangime per animali.
  • Le Lufa Farms per la prima volta, nel 2011 a Montreal, ha utilizzato una serra idroponica di 0,75 ettari le cui verdure, un anno dopo, erano sufficienti a sfamare 2000 abitanti locali.
  • Bioplus, è una start up ungherese che rende più efficienti le forniture urbane progettando degli hub decentralizzati per evitare la sovraestimazione e, quindi, lo spreco di alimenti.
  • Winnow ha progettato un software che consente una semplice raccolta di dati nelle cucine commerciali, in modo da avere report periodici riguardo i rifiuti alimentari.

 

Per saperne di più leggi qui l’articolo completo di Nick Jeffries:

 

https://medium.com/circulatenews/a-circular-economy-for-food-5-case-studies-5722728c9f1e